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28.07.2010 - "Il Giornale" in guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Saverio Luzzi   
Mercoledì 28 Luglio 2010 10:48
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La signora Anna Maria Colleoni, morendo, ha lasciato parte del suo patrimonio ad Alleanza Nazionale. Ognuno compie le scelte che reputa più opportune, però, con tutti i poveri che esistono, non sarebbe certo stato un gesto disonorevole da parte della contessa destinare questi beni a beneficiari più bisognosi.
Tale azione, tuttavia, è una piccola prova a favore di chi sostiene (e tra essi c’è anche chi scrive queste modeste considerazioni) che la morte non migliori nessuno. Peraltro, se fosse vero il contrario i fascisti (tale la contessa si considerava) costituirebbero un’eccezione alla regola.
Oggi “Il Giornale” realizza un mezzo scoop. Tra i beni lasciati in eredità dalla nobildonna pare vi sia anche un appartamento a Montecarlo (questi nobili neri hanno dei gusti piuttosto stereotipati: mai che comprino qualcosa a Chieti Scalo, Isernia, Enna o posti similari pur facenti parte del sacro suolo della patria. Chissà perché?): l’immobile, rivela il giornalista Gian Marco Chiocci, pare sia in uso a Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, attuale compagna del Presidente della Camera, Gianfranco Fini (1).
I toni con cui Chiocci descrive la sua missione a Montecarlo alla pronta ricerca della verità superano il ridicolo.
“Ab­bi­amo suonato al campanel­lo dell'appartamento con su scritto, […] «Tullia­ni»” scrive Chiocci, ed è davvero difficile non immaginarselo a ficcanasare su tutti i cartellini dei campanelli di Rue Princesse Charlotte come un maniaco sessuale o un adolescente bighellone qualsiasi.
“L’occupante ha prontamente risposto” e si noti che il tono cresce, come si trattasse di un’operazione bellica.
“Prima di aprire ha preteso di sapere chi fossimo”, e qui, sia detto senza alcun malanimo, il nostro eroe se ne passa. In nessuna parte del mondo, quando un tizio suona al campanello, gli si apre senza la minima esitazione. È probabile che Chiocci, il quale deve avere una non marginale considerazione della sua persona, si aspettasse il tappeto rosso, la banda, i pasticcini e pure il Premio Pulitzer. Vistisi non riconosciuti i suoi meriti di segugio del giornalismo mondiale, deve aver perso le staffe ed esclamato: “Come si permette di chiedere chi siamo? Che pretese son mai queste? Lei non sa chi siamo noi!!! Noi siamo Gian Marco Chiocci, perdincibacco!”.
Molto probabilmente, vuoi perché era mattina presto, vuoi perché purtroppo non tutti leggono “Il Giornale”, dall’appartamento potrebbe essere risuonato anche un “E cosa vuole?” se non un “Guardi, non compriamo niente, abbiamo già tutto” o addirittura un “E ‘sti cazzi!”, perché anche a Montecarlo, duole dirlo, la gente ha una certa volgarità.
“Signora mia, non ci sono più i monegaschi di una volta” deve aver pensato, amareggiato, il nostro Chiocci, il quale potrebbe aver aggiunto, a voce alta, rivolto al misterioso interlocutore dall’altro capo del citofono: “Accidempoli, ma sono un inviato de ‘Il Giornale’!!!”.
Al che, Tulliani o non Tulliani, dall’appartamento hanno chiamato la Polizia monegasca, la quale, stolta e ignorante come solo essa sa essere, ha portato Chiocci in Commissariato e lo ha cacciato dal Principato (Chiocci scrive: “Ci ha invitati a lasciare il Principato”, ma lui è un uomo di classe che non vuole esasperare i toni, non ne ha bisogno).
Questo è solo l’assaggio: domani il quotidiano diretto da Vittorio Feltri presenterà la seconda puntata del reportage di Chiocci, per cui occorre prestare attenzione. Chi scrive non conosce la signora Elisabetta Tulliani (se non perché ex compagna di Luciano Gaucci), né suo fratello. Allo stato attuale delle cose, non si sa nulla dell’appartamento monegasco, da chi sia occupato e se lo sia legittimamente. Non si ha alcuna simpatia per la Polizia del Principato di Monaco, né per i monegaschi in generale, quindi a chi scrive spiace che Chiocci sia stato cacciato. Però, se i rapporti tra Berlusconi e Fini fossero stati buoni difficilmente questa storia sarebbe saltata fuori, vera o falsa, con aspetti legali o illegali che sia.
Quando la guerra si protrae, volano i colpi bassi. Questa è la variabile indipendente. Tutto il resto è una conseguenza.


NOTE
(1): Cfr. http://www.ilgiornale.it/interni/pdl_questione_morale__fini_e_strana_casa_al_mare_montecarlo/tulliani-montecarlo-an-fini/28-07-2010/articolo-id=463997-page=0-comments=1


 

Commenti  

 
0 #1 Faustiko 2010-07-29 13:08
"Però, se i rapporti tra Berlusconi e Fini fossero stati buoni difficilmente questa storia sarebbe saltata fuori, vera o falsa, con aspetti legali o illegali che sia."
Ecco... bravo!
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