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Il virus del benessere

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«Il virus del benessere» è uscito nel 2009, pubblicato dalla casa editrice Laterza.

Attualmente «prosegue» sulla pagina http://www.facebook.com/groups/ilvirusdelbenessere/

Clicca su http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=290181 per ascoltare la mia conversazione-intervista con Marino Sinibaldi avvenuta nella puntata di giovedì 18 giugno 2009 della trasmissione di Radio Tre «Fahrenheit»

Da http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=99&task=schedalibro&isbn=9788842089230

Dalla corsa all’industrializzazione alla presa di coscienza ambientalista, dall’Italia rurale del secondo dopoguerra alle manifestazioni della cittadinanza contro la Tav, il passo è lungo. Mentre con il boom economico l’ambiente si trasforma in risorsa per lo sfruttamento industriale, un fenomeno nuovo e inizialmente sottovalutato fa la sua comparsa: l’inquinamento. Occorrerà attendere il ’68, e più ancora il ’76 (anno dei disastri di Seveso e Manfredonia), perché l’opinione pubblica se ne avveda e ne riconosca i letali fattori di rischio. La sciagura di Chernobyl, nell’86, rappresenta un ulteriore passaggio di livello: i danni, si dice, sono divenuti globali. È l’inizio di una escalation esponenziale. Oggi la stragrande maggioranza delle patologie che ci minacciano include, tra le concause della loro vastissima diffusione, le gravi alterazioni ambientali. Saverio Luzzi racconta la prima storia sociale di oltre sessant’anni di inquinamento nel nostro Paese e le radicali mutazioni del rapporto uomo-natura.

 

Hanno scritto de «Il virus del benessere»

 

Gino Dato in «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 20 aprile 2009, pp.1415.


L’intervista del lunedì
di Gino Dato


PARLA IL GIOVANE STORICO SAVERIO LUZZI, AUTORE DI UN SAGGIO SUL DEGRADO AMBIENTALE PER I TIPI DI LATERZA
Siamo stati contagiati dal virus del benessere
Lo sviluppo senza cura dell’ambiente ci rovina la vita


Intanto la natura si prende le sue rivincite. E gli eventi cui assistiamo «sono la testimonianza — commenta Saverio Luzzi — della drammaticità delle questioni ambientali e della necessità ce sia la politica nobile e non di cabotaggio a fronteggiarle». Per debellare Il virus del benessere, come si intitola il saggio storico di Luzzi apparso per Laterza. «La crescita non può essere un obiettivo a prescindere e lo stesso concetto di crescita non è necessariamente un toccasana», aggiunge il giovane storico. Una coscienza ambientalista non nasce solo da esercizi di percezione, ma anche da un approfondimento di come, in Italia, questo virus abbia progressivamente eroso l’ambiente, la salute, lo sviluppo del Paese.

Quando nasce in Italia una coscienza per l’ambiente?

La coscienza ambientalista viene maturando per gradi e lentamente. I primi abbozzi risalgono alla prima metà degli anni Sessanta, con la nascita della sezione italiana del Wwf e con il diffondersi della cultura beat.

Non sono eventi collegati tra loro?
No, il Wwf è un momento di incontro di strati sociali molto avveduti ed alti, che difficilmente potevano comunicare con l’ambiente beat.

Ma c’è una vicenda scatenante?

E› il disastro di Seveso, in Lombardia, nel 1976, con la nube tossica alla diossina, perché in quel momento il popolo italiano viene drammaticamente a contatto con la possibilità della devastazione ambientale.

Perché è mancata, nello sviluppo del Paese, questa coscienza?
L’Italia non è un Paese compiutamente industriale quando esce dall’esperienza del fascismo, deve recuperare un gap economico per cui l’ambiente viene sacrificato sull’altare dello sviluppo. Certo è che c’è anche una cultura marxista che ha molta sensibilità sociale ma la filiazione è sovietica e nell’Urss l’ambiente veniva visto come elemento da immolare al progresso.

Come è accaduto che ciò che portava benessere a tanta popolazione poi ha portato tanto male?

E› accaduto perché non c’è stata una considerazione adeguata rispetto agli elementi di rischio, perché lo sviluppo è tanto tumultuoso e il grande benessere economico è stato visto come una panacea che poteva risolvere il dramma della povertà.

E la scienza come si schierava?
Debbo dire che la posizione della scienza era sostanzialmente non dissimile. L’elemento di critica proveniente dalla scienza nasce con il ’68 e comunque è un ripensamento non profondissimo perché ancora alla fine degli anni Settanta i principali fisici italiani erano tutti per il nucleare.

Il titolo del suo libro è «Il virus del benessere»…
Il benessere, se preso acriticamente e non valutato nella sua complessità, può costituire un elemento di rischio per la società. Questo non vuol dire avere un atteggiamento anti-moderno, anzi, dobbiamo rifuggire dai nemici della scienza. Tutto, però, va preso in modo critico, vanno valutati i costi e i benefici nella loro complessità. Ebbene, questo non è stato fatto nella storia d’Italia

Quali sono le evidenze del degrado ambientale? Che cosa ci fa percepire, almeno nella coscienza comune, quello che è cambiato?
La prima cosa che mi viene in mente sono le alterazioni climatiche, la perdita di una gradualità delle stagioni e una polarizzazione estrema bi-stagionale invece che quadri-stagionale, com’era stato fino a un quarto di secolo fa.

E dal punto di vista delle patologie che toccano le persone?

Qui il discorso si fa ampio. Comunque, in breve tutti i dati che vengono dalle principali associazioni epidemiologiche vedono un aumento della diffusione dei tumori. E› vero che i programmi scientifici fanno sì che ci siano meno decessi, ma ci sono più tumori e una correlazione con l’ambiente.

Dimostrata?

Sì, per i tumori al polmone, ad esempio. Interessanti sono le ultime acquisizioni della scienza medica e dell’epidemiologia, che tendono a farci vedere come anche malattie che a un primo esame parrebbero del tutto distanti da ogni relazione con l’ambiente invece abbiano rapporti precisi.

A cosa si riferisce?

Al Parkinson e all’Alzheimer, che hanno relazioni sempre più chiare con l’esposizione a pesticidi e a elementi di smog. Queste malattie hanno relazioni precise con i guasti ambientali.

 

 

Elisabetta Galgani in «La nuova ecologia», n°9 dell’ottobre 2009, p.95

Storia di un virus

Prendete la storia della nostra Repubblica dagli anni ’40 a oggi. Stavolta però avete l’occasione di leggerla attraverso un nuovo filo conduttore: l’ambiente. Si comincia allora dal dopoguerra con la pellagra e la malaria, per poi passare negli anni del boom economico in cui l’ambiente, per la prima volta, si trasforma in risorsa per lo sfruttamento industriale. Secondo l’autore solo con il ’68 e più ancora con il ’76 (l’anno di Seveso e dell’incidente all’Enichem di Manfredonia) l’opinione pubblica si rende conto che niente sarà più come prima: l’inquinamento diventa «il virus del benessere», appunto.

Saverio Luzzi, giovane storico contemporaneo, racconta questa storia che arriva fino ai giorni nostri, passando per Chernobyl e il Movimento No Tav, con dovizia di particolari epassione, non dimenticando l’accuratezza del metodo storiografico. Luzzi non sottovaluta la potenza delle immagini, come quando nella prefazione ricorda il libro di foto Seveso. Una tragedia italiana: «Nell’insieme, queste immagini mostrano un mondo altro rispetto a quello quotidiano. Seveso pare essere presa di peso e isolata dal resto della Terra.

E› una cittadina desolata, svuotata della popolazione». E ancora: «Gli abitanti di Seveso e dei centri circostanti si muovono solo in spazi interni. La loro vita extra-domestica pare non esistere più, a meno che si ci debba recare in ospedale per abortire o che si vada alle riunioni dei vari comitati di lotta per la salute pubblica». Il pregio del suo racconto è proprio quello di saper evocare immagini come queste.

Saverio Luzzi e…

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