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2015.04.17 — Il nostro comandamento laico

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Adrian Miholca aveva 25 anni ed era rumeno. Il 2 marzo stava lavorando alla ristrutturazione del viadotto Italia sulla A3 Salerno-Reggio Calabria (il più alto del paese).

All’improvviso, un pilone ha ceduto e Adrian, seduto sul suo trattorino, è precipitato nel vuoto per un’ottantina di metri. La morte è stata immediata (1).
Adrian viveva a Salerno da sei anni ed era intenzionato a sposare una sua connazionale che sta per laurearsi. Lavorava e risparmiava per costruire una casa in Romania. Era di religione ortodossa e nella cerimonia funebre che lo ha ricordato si è pregato e cantato, si è parlato di lui e sono stati offerti dolci (2).
Klodian Elezi di anni ne aveva 21 e veniva dall’Albania. Anche lui operaio edile. Gli era stato chiesto di recarsi in cantiere anche sabato – l’impresa presso cui lavorava è impegnata nella realizzazione di un’opera accessoria all’Expo 2015 – e il ragazzo non si era rifiutato. Il resoconto giornalistico è uguale a molti altri letti in casi analoghi: “Dieci metri di volo da un ponteggio conclusi nel modo più drammatico, forse anche a causa di qualche imperizia rispetto alle necessarie procedure di sicurezza, secondo le testimonianze di chi era presente” (3). Anche lo zio di Klodian – Sherbet Bashmeta – è morto tre anni fa in un cantiere edile, uno dei tanti aperti per la realizzazione dell’autostrada Bre-Be-Mi.
Adrian e Klodian saranno dimenticati presto. Essi hanno due difetti: essere operai e stranieri (termine che qui uso per brevità in quanto rifiuto il concetto di straniero). Degli operai si parla poco o nulla e mediamente chi non è nato in Italia fa notizia solo quando delinque.
In realtà, la classe operaia, pur nella sua disarticolazione, è l’unica a produrre ricchezza e soprattutto è l’unica a produrre un minimo di cultura solidale. Quest’ultimo motivo la rende di gran lunga preferibile alle altre.
I migranti non sono delinquenti, come troppa gente li considera. Sono esseri umani: lavorano, piangono, soffrono, ridono, sognano, amano come tutti. Muoiono come tutti, se non peggio di tutti, perché un migrante non ha diritti.
L’11 gennaio 2015 Carolina Rosi fece pubblicare sul “Messaggero” un necrologio per il padre Francesco, spentosi il giorno prima. Vi fece scrivere “Non fiori, ma solidarietà per gli immigrati” (4). Dovrebbe essere il nostro comandamento laico.




NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_05/salerno-reggio-calabria-tempi-lunghi-per-riapertura-viadotto-crollato-sequestrato-0192a53c-c359-11e4-9a3c-d1424c2aada1.shtml  
(2): Cfr. http://www.corriere.it/cronache/cards/crollo-viadotto-salerno-reggio-calabria-storia-adrian-l-operaio-che-voleva-costruirsi-casa-romania/caduta-80-metri_principale.shtml
(3): Cfr. http://www.bresciaoggi.it/stories/2723_chiari/1131305_chiari_piange_klodian_e_consola_una_famiglia_perseguitata_dal_destino/
(4): Cfr. http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/rosi_necrologio_figlia_carolina_messaggero_solidarieta_immigrati/notizie/1114258.shtml
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